Si è svolto ad Acireale il 3 ottobre 2026 il corso di approfondimento con il docente FIITARCO Emanuele Alberini. L'incontro, a cui ha partecipato anche il responsabile Alfredo Maresca, ha rappresentato un momento di approfondimento tecnico e di riflessione sul rapporto tra atleta, attrezzatura e prestazione. Il percorso proposto non si è limitato all’analisi dei singoli componenti dell’arco, ma ha sviluppato un vero e proprio metodo di lavoro, sintetizzato in tre parole: conoscere, scegliere, regolare.Queste tre parole possono essere considerate come le tre fasi di un unico processo. Prima di intervenire sull’attrezzatura è necessario conoscerla; dopo averne compreso caratteristiche e comportamento, occorre scegliere ciò che è realmente adeguato all’atleta e ai suoi obiettivi; infine, è necessario regolare il sistema e verificarne concretamente il funzionamento.
Conoscere. La prima competenza del tecnico è la conoscenza.L'incontro ha ripercorso l'evoluzione dell'arco ricurvo moderno, mostrando come il materiale sia cambiato nel tempo e come le innovazioni abbiano progressivamente modificato le possibilità di regolazione e di personalizzazione dell'attrezzatura. Trattazione affascinante, dettagliata e completa alla quale ha contribuito, come affermato dallo stesso Alberini, un’intervista di oltre due ore con un mostro sacro dell’arcieria italiana e mondiale , Atleta, Tecnico e progettista di materiale arcieristico: Sante Spigarelli.Un esempio significativo è rappresentato dall'evoluzione dei riser e del sistema take-down. La comparsa dei primi riser metallici e lo sviluppo della serie Hoyt TD hanno segnato un passaggio importante nella storia dell'arco moderno. Successivamente sono comparsi sistemi di regolazione sempre più sofisticati, fino ad arrivare ai moderni riser in materiali compositi e carbonio, che purtuttavia non hanno avuto il successo sortito da quelli fresati dal pieno in alluminio aeronautico.La conoscenza non riguarda però soltanto il riser. L'approfondimento ha coinvolto il mirino, i flettenti, la stabilizzazione, la freccia e la corda, evidenziando come ogni componente sia il risultato di un'evoluzione tecnica e progettuale.Particolarmente interessante è stato l'approfondimento sul carbonio. La presentazione ha evidenziato che parlare genericamente di “carbonio” non è sufficiente: la stessa fibra può essere utilizzata secondo architetture differenti. Nel flettente, nell'asta e nel riser cambiano infatti orientamento delle fibre, geometria, struttura, qualità delle resine di bonding e processo di lavorazione, determinando comportamenti differenti del componente.Anche l'evoluzione delle corde dimostra quanto sia importante conoscere i materiali prima di utilizzarli. Dalle fibre tradizionali in poliestere si è arrivati alle moderne fibre HMPE/UHMWPE, con prodotti e costruzioni differenti. La presentazione distingue, ad esempio, le famiglie Spectra, Dyneema e IZANAS e ne evidenzia le diverse caratteristiche e costruzioni.
Conoscere, quindi, significa comprendere perché un componente è fatto in un determinato modo, quali caratteristiche possiede e quale comportamento può produrre all'interno del sistema arco-freccia-atleta.
Scegliere. La conoscenza diventa realmente utile soltanto quando permette di effettuare una scelta consapevole.Uno degli aspetti più importanti dell'incontro è stato proprio il superamento dell'idea secondo cui il materiale migliore sia necessariamente quello più costoso, più moderno o più prestigioso.La scelta deve partire dall'atleta.Età, sviluppo fisico, antropometria, capacità di forza e controllo, livello tecnico, obiettivi agonistici e disponibilità economica sono elementi che devono essere considerati prima di individuare il setup. La presentazione propone esplicitamente questi parametri come base per decidere lunghezza dell'arco, potenza realmente gestibile, caratteristiche della freccia e livello di investimento nell'attrezzatura.Questo principio assume ancora maggiore importanza quando si lavora con un atleta in crescita.Nel caso del neofita, l'attrezzatura deve prima di tutto proteggere l'apprendimento. Il materiale non deve costringere l'arciere ad adattare il proprio gesto alle caratteristiche dell'attrezzatura. Potenza, massa, geometria, freccia, flettenti, riser e accessori devono essere valutati in funzione della possibilità di apprendere e progredire.Per un arciere di medio livello la priorità cambia: l'obiettivo diventa costruire coerenza tra tecnica, disciplina, volume di tiro e attrezzatura. La freccia deve essere coerente con il sistema, la stabilizzazione deve rimanere sostenibile e il setup deve dimostrarsi ripetibile anche sotto fatica.Per l'atleta evoluto, invece, la scelta deve essere ancora più rigorosa. Prima di modificare un componente occorre avere un setup di riferimento, individuare un problema misurabile e verificare se la modifica produce effettivamente un miglioramento. Da qui l'importanza della baseline, del test A/B e della modifica di una variabile alla volta.Il messaggio professionale è quindi molto forte: non si sceglie un'attrezzatura perché è semplicemente migliore in assoluto; si sceglie perché è migliore per quell'atleta, in quella fase del suo percorso e rispetto a quello specifico obiettivo.
Regolare. La terza fase è la regolazione.Una volta conosciuto il materiale e scelto il setup corretto, il lavoro del tecnico non è terminato. È necessario trasformare l'insieme dei componenti in un sistema coerente e verificabile.La presentazione definisce la messa a punto come l'insieme delle operazioni finalizzate a creare un
sistema arciere/arco/freccia che permetta di sviluppare al massimo le potenzialità dell'atleta. Il percorso prevede una messa a punto statica, una messa a punto dinamica e, quando necessaria, una messa a punto fine.La fase statica comprende il controllo e l'assemblaggio dei componenti, la verifica del brace e del tiller, l'allineamento dei flettenti, la misurazione del libbraggio e la regolazione preliminare del bottone, del centershot e della durezza della molla.Anche la freccia richiede una preparazione accurata: controllo del taglio e della sua ortogonalità, pulizia dei componenti, verifica delle cocche, misurazione dei singoli pesi, assemblaggio il più possibile omogeneo e installazione delle penne.La regolazione, però, non può fermarsi al banco di lavoro.La messa a punto dinamica porta infatti la verifica direttamente nel comportamento della freccia. Il suo scopo è verificare e regolare il sistema arco-freccia-atleta per ottenere il miglior comportamento della freccia e la migliore rosata compatibile con la capacità di ripetizione dell'arciere.È proprio questo passaggio a rendere la regolazione una vera attività professionale: non basta che una configurazione sembri corretta; deve dimostrare sul bersaglio di funzionare.Il significato professionale delle tre parole“Conoscere, scegliere, regolare” non sono quindi tre argomenti separati, ma rappresentano una sequenza logica.Conoscere significa acquisire gli strumenti per comprendere il materiale e il suo comportamento.Scegliere significa mettere queste conoscenze al servizio dell'atleta, evitando decisioni basate esclusivamente sulle mode, sul prestigio del materiale o sulle caratteristiche dichiarate dal produttore.Regolare significa trasformare la scelta in un sistema funzionante, verificandolo attraverso il tiro e attraverso dati e osservazioni ripetibili.
Il percorso può essere rappresentato come un ciclo:CONOSCERE → SCEGLIERE → REGOLARE → VERIFICARE → CONOSCERE NUOVAMENTE. Ogni regolazione produce infatti nuove informazioni. Il tecnico osserva il comportamento dell'atleta e dell'attrezzatura, valuta il risultato, individua eventuali criticità e, se necessario, torna a intervenire sulle proprie scelte.In questa prospettiva il tecnico non è semplicemente colui che “sa mettere a punto un arco”, ma è colui che sa costruire e verificare un sistema coerente tra atleta, arco e freccia.
Conclusioni. L'incontro ha proposto una visione dell'attrezzatura come strumento al servizio dell'atleta e non come fine in sé.L'evoluzione tecnologica ha messo a disposizione dell'arciere materiali sempre più sofisticati: riser, flettenti, mirini, stabilizzazioni, frecce e corde sono diventati sistemi altamente specializzati. Ma la disponibilità di una tecnologia più avanzata non elimina la necessità del ragionamento tecnico; al contrario, la rende ancora più importante.Più aumenta la possibilità di scelta, più diventa necessario saper scegliere.Il messaggio conclusivo dell'incontro può quindi essere sintetizzato nella frase proposta nella presentazione: il tecnico non deve inseguire il materiale perfetto, ma deve costruire il sistema più adatto all'atleta che ha davanti.Conoscere per capire.Scegliere per adattare.Regolare per verificare.È in questa sequenza che la competenza tecnica diventa realmente professionalità.